Mio caro Russo,
Andate piano con la rivista che disegnate, perché né è facile trovare forze di collaboratori né ambiente propizio, almeno per qualche anno. Anche mi permetto di sconsigliarvi un titolo troppo chiassoso, sia pure con riferimento machiavelliano. Ma soprattutto vi sconsiglio di unire al contenuto letterario-critico parti politiche, che non possono essere se non di partito politico. Su ciò mi sono già espresso in un breve scritto, pubblicato nella «Città libera», e che ricomparirà nel 1° quaderno della «Critica». Come volete che un uomo di studi dia il suo contributo a una rivista letteraria nella quale si leggono articoli politici contrarii ai suoi convincimenti? La politica deve farsi nei giornali e nelle riviste politiche.
BENEDETTO CROCE
lettera del 26 marzo 1945, da Napoli
Carissimo Croce,
Vi voglio rassicurare per il contenuto politico della mia progettata rivista: io non voglio stamparvi degli articoli politici veri e propri, ma piuttosto di storia della politica o delle idee politiche. A questo proposito vi dirò che io ho già raccolto parecchie schede per un libro, che vengo scrivendo, e che potrebbe intitolarsi Preistoria del concetto di comunità europea. Il 1° capitoletto appare sul «Ponte» di Calamandrei, nel fascicolo 2°, ed è intitolato Libertà e nazione in Vittorio Alfieri. Principio direttivo del mio lavoro è che, mutandosi e approfondendosi il concetto di libertà, si modifica anche il concetto degli istituti o organismi politici...
Quanto a Belfagor, io sono affezionato a questo titolo fin dal ’39, quando lo proposi a Einaudi: certamente il titolo andava meglio nel ’39 che non ora. Ma mi pare che come titolo laico possa andare sempre. E qui a Pisa, nell’assenza di molti normalisti, vivo in un ambiente troppo impregnato di democrazia cristiana.
Pisa, Scuola Normale, 15 aprile 1945
dal Proemio, settembre ’45
Quanto al titolo di questa rivista, lo abbiamo assunto per antica dimestichezza con l’opera del Machiavelli. Già nel 1939 si fu lì lì per varare una rivista con lo stesso titolo con un editore torinese, ma gli avvenimenti della guerra ce ne distolsero. Allora ci piaceva, per una certa aria ereticale che da esso spirava in mezzo a tanto dilagante conformismo; ma ci piace ancora oggi perché il conformismo, quasi costituzionale dell’anima italiana per atavica educazione che risale per lo meno a una proverbiale e molto proverbiata pedagogia tanto in onore nel nostro lontano Seicento, oggi si è travestito, e rinasce sotto nuove forme. Però l’Italia, anche nel campo degli studi, ha sempre bisogno di «eretici».La malattia del conformismo si è ripercossa, come dicono i medici, ma la tabe, frastornata e non radicalmente guarita, è per ora soltanto appiattita nel nostro organismo; ma c’è, viget, e dà, di tanto in tanto, i suoi sussulti e produce malessere e capogiri.
– Ma quale orientamento critico? ci domanderà qualcuno malignamente scettico. L’orientamento critico che nasce ex rebus ipsis, cioè da tutta la tradizione storicistica che si è impiantata in Italia nell’ultimo mezzo secolo; la quale non era alle sue origini quella che è oggi, e non sarà domani, se non siamo dei parassiti e degli accademici, quella che è oggi. Una tradizione storicistica in perpetuo sviluppo, e di cui non possiamo e non vogliamo segnare i limiti delle esperienze e prevedere gli sviluppi.
– Accoglierete dunque anche dei saggi critici ispirati ai nuovi canoni marxistici?, ci domanda qualche altro. - Anche quelli se c’è qualche uomo d’ingegno capace di spremere dalle dottrine marxistiche qualche motivo che possa allargare e avviare gli spiriti della nostra storiografia: a patto però che sia rispettata la nostra salute e la nostra integrità corporale, perché uomini proclivi ai moti improvvisi di ilarità e alle cordiali rimbalzanti risate, non vorremmo far la fine di Margutte che scoppiò dal ridere, cioè se ne morì quel bel giorno che vide una bertuccia calzarsi e rincalzarsi i suoi usatti, secondo si favoleggia nel poema del Pulci.
Firenze, 19 maggio ’46Carissimo Croce,
Belfagor esce domani: è tardata l’uscita di cinque giorni, perché la tipografia Vallecchi sta stampando le schede elettorali di tutta l’Italia. Io ho già fatto 650 abbonati, e, al di là degli abbonamenti, ci sono richieste delle librerie per mille e duecento copie. Se ne stampano 2600. L’editore è contento del successo, e dovremo ristampare presto i primi due fascicoli, che furono sperperati troppo.
LUIGI RUSSO
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