1886
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2009


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storia

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La Casa Editrice Leo S. Olschki, che nel 1986 ha compiuto cento anni, costituisce una forza di particolari caratteristiche nel vasto panorama dell’editoria nazionale.
     Per lunga tradizione, l’attività si identifica con il settore delle scienze umanistiche nella più vasta accezione del termine. Un campo difficile nel mondo dei libri, con tirature estremamente limitate per una distribuzione lenta nel tempo.
     Nonostante che la maggioranza dei libri sia in italiano, circa la metà del fatturato è destinato all’estero e questo sottolinea il ruolo della Casa Editrice nella diffusione della nostra cultura oltre confine.
     La sigla “dal cuore crociato e diviso”, come la definì Gabriele D’Annunzio, è familiare agli specialisti, agli studiosi, ai bibliotecari di tutto il mondo ed ha un particolare significato per gli istituti culturali e le università.
     La storia della Casa Editrice, proposta in due grossi tomi nella celebrazione del centenario, poggia sull’arco di cinque generazioni della stessa famiglia e questa rara continuità costituisce il presupposto per un lungo cammino ancora da percorrere nel mondo e per il mondo della cultura.
     Da Leo ad Aldo, da Aldo ad Alessandro, a Costanza e Daniele Olschki, la quarta generazione, a Serena, la quinta: al lungo e glorioso passato è garantito un futuro pieno di promesse.


Introduzione
In questa nuova edizione del catalogo generale, ci piace riportare alcuni brani dei grandi protagonisti della cultura che dal 1991 hanno partecipato, con le loro introduzioni, a questo nostro impegno biennale, testimonianza della costante fertilità culturale del mondo delle scienze umanistiche.

1991-1992 EUGENIO GARIN. «Chi, per fare un esempio, non si rende conto, leggendo il catalogo Olschki, dell'interesse crescente per i carteggi, quali fonti privilegiate della storia della cultura? [...] Sono umanisti e scienziati, eruditi e filosofi, che ci offrono pagine, sempre di grande importanza, talora di eccezionale bellezza e profondità, mentre l'editore, facendosi punto d'incontro fra istituzioni diverse ma in questo convergenti, consente una informazione preziosa. [...] Con questo non vuol dirsi affatto che nel catalogo Olschki si trovano soltanto pubblicazioni accademiche o universitarie. Basterebbe ricordare che fra le riviste si incontra, col suo intatto aroma 'infernale', Belfagor dell'indimenticabile Luigi Russo. Il catalogo Olschki, oltre che un ottimo strumento bibliografico aggiornato, è anche, come voleva Sylvestre Bonnard, un libro di gradevole lettura».

1993-1994 VITTORE BRANCA. «Le Università e gli Istituti di ricerca umanistica più qualificati hanno trovato negli Olschki i loro editori-araldi appassionati e efficaci; e anche gli amorosi conservatori dei loro meditatissimi e sofferti messaggi, degli esiti del loro strenuo lavoro. Il magazzino ordinato e sicuro, la tutela scrupolosa lungo i decenni anche di poche copie di testimonianze laboriose, i cataloghi sobri ma precisi come questo, sono – specialmente in questa nostra epoca del consumo e dell'effimero – un insostituibile contributo al cammino della civiltà. È un cammino che senza il tesoro della memoria e delle memorie può divenire illusorio e fittizio».

1995-1996 TULLIO GREGORY. «Osservatorio privilegiato del mondo della ricerca lungo tutto il secolo e dei suoi più recenti sviluppi, la serie attentamente cadenzata dei cataloghi Olschki non costituisce solo, né prioritariamente, il mezzo per informare di un'attività editoriale in continuo sviluppo: per la loro rigorosa struttura – degna di una dinastia di amanti del libro e della sua storia – i cataloghi sono il complemento delle altre pubblicazioni di biblioteconomia e di bibliofilia, prosecuzione dei cataloghi di Leo Samuel Olschki, ancor oggi preziosi aiuti per la ricerca erudita, per la storia dell'editoria, per il mercato antiquario».

1997-1998 UMBERTO ECO. «Questa casa editrice, che pure pubblica ogni anno autori nuovi su argomenti anche imprevedibili, e mai prima studiati, non è mai andata a caccia di novità, né di altissime tirature. Alterna una attività d'archivio, e di ristampa di opere antichissime, al proposito di investigare con occhio contemporaneo antichi scartafacci, e alla luce di una robusta tradizione rilegge non solo Ficino ma anche Palazzeschi. Un catalogo Olschki trasmette il gusto della lettura del catalogo antiquariale anche quando ci parla di un libro sulla Resistenza, salvo che a differenza del catalogo antiquariale permette sia di immaginare sia, volendo, di possedere».

1999-2000 ENZO SICILIANO. «La Olschki è rimasta, cioè, vicina all'Università italiana, alle istituzioni culturali italiane, in particolare sul versante umanistico, quale veicolo privilegiato per quanto esse hanno potuto produrre, e producono, di più specifico e, va detto, di elitario. Con un tratto eminente: quest'elitarismo non si è mai trasformato in qualcosa di narcisistico, non ha mai soddisfatto qualche vena psicologica; è stato, piuttosto, sempre risultato di un'attenzione a quanto rischia di restare ai margini della produzione libraria, o del tutto inevaso, sotto la pressione delle mode. Questa pressione, ormai, si avverte anche in molta produzione di saggistica scientifica. La Olschki, contro certe pressioni, ha alzato un argine, restando fedele alla propria linea, continuando a seguire la sofferta coerenza degli studi, di quegli studi la cui finalità si risolve in un puro servizio nei confronti della conoscenza umana».

2001-2002 VITTORIO DI GIURO. «Chi scorre il ricchissimo catalogo delle edizioni Olschki non può fare a meno, specialmente se ha l'età 'giusta', di collegare titoli di riviste, libri, collane alla propria personale storia e alla storia nazionale, con le sue poche virtù e le molte magagne: prima fra tutte le magagne, in questo caso, la vergognosa macchia delle leggi razziali che costrinsero il fondatore della Casa Editrice all'esilio. [...] Ma non è l'evocazione di nostalgie personali la cosa che più conta: molto di più conta quanto un catalogo ci dice della storia culturale, del nostro e di altri Paesi, quali interessi sollecita e quali lacune delle nostre conoscenze segnala (a me, la lettura del presente catalogo ne ha segnalate tante, troppe per sperare di colmarle, anche se la curiosità e la voglia sarebbero grandi)».

2003-2004 CARLO OSSOLA. «Il privilegio è sempre lo stesso: sfogliare il catalogo, percorrere la cornucopia consolatoria dei tavoli d'ingresso che accolgono a Viuzzo del Pozzetto come mappa del mondo e dei tempi, dalle più riposte viscere delle età cui provvede archeologia alle sfide dell'era informatica. Venire in Casa editrice come nel mondo dell'Ariosto: un'ottava e un'officina che attraversa continenti. [...] Così sarà ancora, nel 2003 e nel nuovo secolo, percorrere – da questa cosmopoli delle Lettere e delle Scienze – le riviste e i volumi, gli estratti e i fascicoli, le bozze e le copertine come un unico tappeto di vigili intrecci di occhi e di mani, come un mondo tutto arato di solchi allineati ai sogni».





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